È il 14 agosto 2018. È mezzogiorno. Il Ponte Morandi crolla. 

È trascorso più di un anno da quel tragico evento eppure negli ultimi mesi si sono ripresentati fenomeni simili, benché meno gravi. La tragedia di Genova non è servita a rivolgere una maggiore attenzione riguardo la manutenzione autostradale? La regione Liguria, in quanto disseminata di gallerie e viadotti, detiene uno dei primati autostradali per i pedaggi : sulla A10 (Genova-Ventimiglia) ogni km percorso costa ben 12 centesimi. 

Ma come vengono investiti questi soldi? Le autostrade, gestite da enti private o statali, ricavano un guadagno annuo che ammonta a migliaia di milioni di euro ciascuna: osservando tutto il territorio nazionale ,sono stati incassati, nel 2016, secondo i dati del ministero dei trasporti, 5.7 miliardi di pedaggi netti e solo la metà, circa,  vengono impiegati nei costi di produzione, comprensivi non solo della manutenzione ma anche dello stipendio dei lavoratori. Deduciamo quindi l’insufficienza dei soldi dedicati alla manutenzione e all’impiego di materiali adeguati, che non riescono a garantire la sicurezza delle nostre strade. Infatti in tutta Italia sono presenti 200 gallerie fuori norma, 50 delle quali  si trovano in Liguria, quasi tutte in provincia di Genova: parliamo di un quarto dei disagi autostradali italiani, concentrato in circa 160 km. Solo lo scorso 30 dicembre 2 tonnellate e mezzo di materiale si sono staccate dalla volta della Galleria Berté sulla A26.

Chi frequenta abitualmente l’autostrada dei fiori, spesso deve lottare con code infinite, lunghe anche 25 km, a causa dei restringimenti e scambi di carreggiata dovuti a costanti ‘lavori in corso ; ne è un esempio il signor Raffaele Rati, agente di commercio, che da 25 anni percorre sulle autostrade mediamente 55.000km ogni anno per lavoro; egli sostiene che sia deleterio farsi immobilizzare dalla paura di possibili disastri, nonostante l’alta possibilità di questi. 

Non solo i lavoratori sono colpiti da questi disagi, ma anche i più giovani; infatti una delle mete più comuni raggiunta dagli studenti universitari del ponente ligure è Torino. Il 24 novembre 2019, dopo giorni di forti piogge, una frana ha causato il crollo di un viadotto sul tratto Savona-Torino minando gravemente la viabilità e le comunicazioni con la regione Piemonte. Questo evento ha provocato ingenti ritardi nei giorni successivi per tutti coloro che usufruiscono del servizio Flixbus, mezzo prediletto dagli studenti. 

Ce ne parla Jasmine, studentessa di illustrazione digitale all’università di Torino, la quale ci racconta gli effetti che il crollo ha generato sulla viabilità tra Sanremo e Torino. Sorge spontaneo chiedersi :In assenza del servizio Flixbus perché non scegliere il treno? Non solo le autostrade liguri non sono a norme di legge, prive ad esempio della corsia d’emergenza, ma per di più anche il sistema ferroviario presenta evidenti sottosviluppi; ad esempio la ferrovia non raggiunge neanche il porto antico di Genova, uno dei principali porti italiani ed europei. 

Notiamo quindi i numerosi problemi che colpiscono le reti comunicative liguri; nel malaugurato caso in cui le austrade della regione fossero dichiarate inagibili, la Liguria rimarrebbe isolata non solo dall’italia, ma anche dall’Europa in quanto collegata alla Francia tramite l’autostrada dei fiori e il Frejus. Questa eventualità provocherebbe ingenti danni ai cittadini e all’economia.

 Ma vogliamo davvero che la Liguria rimanga emarginata dal resto dell’Italia e dell’Europa?