L’immigrazione è uno dei temi più discussi in questi ultimi anni e ogni volta che si cerca di affrontare questo discorso si corre il rischio di cadere in uno dei moltissimi luoghi comuni che lo accompagnano a partite dai migranti che scendono dai barconi e che sono ospitati in alberghi cinque stelle, a quelli pagati 35€ al giorno e addirittura accusati di “rubarci” il lavoro. Quindi molti sono disposti ad ignorare le realtà dalle quali scappano migliaia di persone ogni anno e puntano il dito su chi, affrontando la morte, si rifugia nel primo porto sicuro, reale, che riesce a trovare. Questo articolo non nasce con l’intento di giustificare l’una e l’altra parte ma bensì con quello di argomentare, spiegare e sensibilizzare riguardo un tema che per molti anni è stato sfruttato e rigirato dalla testate giornalistiche (cartacee e online) e dai politici per avere un riscontro in termini di “clic” e di voti.

E’ cosa utilissima quindi riportare per i lettori più pigri o semplicemente troppo impegnati per fare ricerche una delle centinaia di definizioni che si possono trovare online e/o su un dizionario: “L’immigrazione è l’insediamento e la permanenza con carattere temporaneo o definitivo in un luogo, di persone provenienti dall’estero o da altre zone del territorio nazionale in cerca di lavoro o di miglioramento economico”. Dalla definizione che viene data di questo fenomeno purtroppo non si riesce a cogliere la tragicità di alcuni degli avvenimenti che portano le persone a mettere a rischio la loro vita e quella dei loro cari per scappare da morte certa.  

Ma quello che spaventa o almeno dovrebbe spaventare di più è l’enorme regressione che l’umanità compie anno dopo anno. 

I fenomeni migratori sono naturali ed inevitabili. Pensare di arginarli è contrario ad ogni logica.

Del resto già Seneca nella “Consolatio ad Helviam matrem” cercando di alleviare la sofferenza della madre per il figlio in esilio in Corsica. sostiene l’inevitabilità degli spostamenti umani legati a cause rovinose ma anche al fatto di desiderare semplicemente un miglioramento della propria condizione.

In uno dei brani più significativi dell’opera l’autore elenca i motivi per i quali molti hanno lasciato la patria, che, come possiamo leggere, sono i più svariati: la distruzione delle loro città, la fuga dalle armi nemiche, un conflitto civile, la ricerca di una terra non soggetta a disastri naturali e di un suolo fecondo. Chi per un motivo e chi per un altro nessuno è rimasto nello stesso luogo in cui è nato perché “ogni giorno c’è un cambiamento in mondo così grande”, vengono continuamente fondate nuove città e distrutte altre, nascono nuove popolazioni ed altre scompaiono per sempre. Come il sole e i corpi celesti si muovono continuamente senza alcun danno così l’animo umano, essendo fatto della loro stessa materia, è soggetto a continui ed inevitabili spostamenti. 

Con Seneca siamo nel I secolo d.C. ma ci sono molti altri autori che hanno affrontato queste tematiche: Virgilio con l’ “Eneide” tra il 29 a.C. ed il 19 a.C. (citato dallo stesso Seneca attraverso le parole “Si trassero dietro i figli e le mogli e i genitori carichi di vecchia” riferendosi all’eroico Enea), Eschilo con le “Supplici” databili al 463 a.C., Omero con l’ “Odissea” composta nel VIII/VII secolo a.C.

Terenzio e Meandro migliaia di anni fa scrivevano riguardo l’humanitas e di come bisogna approcciarsi alle sofferenze altrui. Oggi, alla fine del 2019, il genere umano è sempre più insensibile contro i più deboli. Siamo soliti dire “speriamo che la notte porti consiglio”, ma immaginate come sarebbe dover sperare che la notte non ci porti via la vita? 

“Homo sum, humani nihil a me alienum puto”.

La Nuova Corrente, Liceo G.D. Cassini Sanremo

Banaudi Alice

Boeri Daniele

Ciobanu Margareta

Ciurez Jennifer

Fusaro Fabiana

Ghione Virginia

Pallanca Micol

Verduci Alice