Essere donne: una conquista che non finisce mai

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La sfida delle donne nel mondo arabo

La tua vita, i tuoi shorts, le lunghe serate estive e le passeggiate. Invece, un Hijab nero, uno Chador, un Burqa. Due mondi divisi dal mare. Immaginate, giovani ragazze dell’Occidente, di avere tredici anni e di essere sposate con un uomo di sessanta che non amate e che vi fa paura. 

Sì, perché in alcuni Paesi arabi una bambina di tredici anni può già avere un marito… e non può lasciarlo… 

E che dire poi del fenomeno delle spose bambine, che viola i diritti umani privandole dell’istruzione e di un’infanzia felice, facendo spesso subire loro stupri? 

Nel matrimonio l’uomo non può essere condannato per lo stupro perché egli deve avere, secondo la legge, il diritto all’accesso sessuale e al piacere, e questo può essere esercitato anche senza il consenso della moglie. 

Sempre secondo leggi di questo tipo, l’uomo non viene punito per il tradimento, purché questo non sia consumato nel letto nuziale… ma solo per non offendere la famiglia. 

Parlare di sesso con una donna può ricordarle momenti molto difficili e dolorosi, anche a causa dell’infibulazione, che prevede la mutilazione dei genitali femminili e, in nome di una radicale (e inventata?) interpretazione del Corano, viene praticata come tradizione anche in molti paesi arabi. 

Reggetevi forte: essa consiste nell’incisione e nell’asportazione dei genitali esterni e viene praticata soprattutto dalle donne anziane dei villaggi, in condizioni igieniche estreme e con strumenti primitivi e infetti. Le bambine sono quindi esposte a pericolose infezioni e talvolta muoiono dissanguate. 

Celebre a questo proposito è il racconto dell’esperienza della modella somala Waris Dirie, narrato nel film “Il fiore del deserto”. 

Ma i divieti, gli obblighi e le torture non finiscono qui. Immaginate, voi che indossate liberamente minigonne e shorts, un lungo velo che vi copre, e che siete obbligate a portare; dall’Hijab allo Chador, dall’Abaya allo Shayla fino al Niqab, al Khimar e al severo Burqa. 

Per non dimenticare poi il divieto di contatti con altri uomini, nemmeno il medico. Ma ci sono segnali di progresso, come l’abolizione nel 2018 del divieto di guida, e dispute, come quella sulla possibilità per le donne di entrare allo stadio. Alcuni traguardi sono dunque stati già superati, ma molti altri devono essere ancora raggiunti e importanti lotte devono essere combattute. E pensate quindi che molti diritti per noi scontati, non lo sono affatto in molte parti del mondo… 


La classe 1^B 

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